
Il Viaggio: non un piano B ma una scelta di vita
Fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di poter trasformare la mia passione per i viaggi in una vera e propria professione.
Eppure con il tempo, e con tutto quello che il tempo porta con sé, ho capito una cosa semplice quanto difficile da accettare: avrei dovuto almeno provarci. Avrei dovuto seguire il cuore, anche solo una volta.
Da quel momento sono cominciati i conti. I ragionamenti fatti e rifatti la sera, dopo cena, con il quaderno delle entrate e delle uscite aperto davanti a me. I corsi di formazione frequentati nei weekend, perché dal lunedì al venerdì c'era il mio lavoro, un lavoro serio, sicuro, che non si lascia così, su due piedi, per un sogno.
Il primo passo, quasi in punta di piedi
Nel 2023, in parallelo al mio impiego in ufficio, ho iniziato a gestire un appartamento turistico. Non è stata una decisione ponderata a lungo, è stata più un'intuizione: volevo provare a dare un taglio personale, familiare, all'accoglienza. Non solo chiavi e Wi-Fi, ma consigli veri, indicazioni su dove mangiare come mangiano i locali, cosa vedere lontano dai percorsi più battuti.
È andata bene. Così bene che dopo poco gli appartamenti sono diventati due.
E lì, per la prima volta, ho sentito chiaramente che quello non mi bastava più.

Quello che ho capito
Viviamo nell'epoca di internet, dell'intelligenza artificiale, di un clic che ti prenota tutto in trenta secondi. Eppure, più il mondo digitale cresce, più mi sono resa conto di una cosa: ci sono moltissime persone che non vogliono solo un itinerario stampato. Vogliono qualità. Vogliono un'interazione umana vera. E soprattutto vogliono sicurezza — vogliono partire sapendo che c'è qualcuno che, da casa, sta monitorando il loro viaggio, e che con il cuore vive insieme a loro ogni tappa, ogni imprevisto, ogni piccola meraviglia.
È da questa consapevolezza che è nata la scelta di rivolgermi a Cartorange. Volevo affiancarmi a un'azienda seria, che sapesse davvero cosa significa far viaggiare bene le persone. E volevo flessibilità, perché nel frattempo continuavo a mantenere il mio lavoro in ufficio: quaranta ore settimanali, più due ore al giorno tra andata e ritorno, dentro il caos di una città che al mattino presto e alla sera sembra sempre la stessa cosa — gente stanca che corre da qualche parte.

L'accaduto che ha cambiato tutto
Sono arrivata così fino alla fine del 2024, quando l'ennesimo accadimento della vita — di quelli che non chiedono permesso, che arrivano e basta, e ti costringono a guardare le cose per quello che sono davvero — mi ha fatto capire una verità semplice: la vita è breve. Non riceviamo una medaglia per aver fatto qualcosa che non ci soddisfa fino in fondo. E comunque, sinceramente, chi se la ricorda quella medaglia?
Ho ricalcolato. Ho pensato e ripensato, come sempre faccio io. E poi l'ho fatto davvero.
Ho lasciato il posto fisso.
Checco Zalone, a questo punto, non sarebbe stato affatto fiero di me. Ma io, per la prima volta da molto tempo, iniziavo a esserlo di me stessa.

Il salto
Ho lavorato i miei tre mesi di preavviso, con cura, fino all'ultimo giorno. E poi, non senza paura — la paura c'era, ed è giusto dirlo, perché chi dice di non averla mai provata — ho salutato l'ufficio e l'azienda che per tanti anni mi aveva fatto crescere, che è stata un tassello fondamentale di quello che sono oggi, e che porto con me con gratitudine, non con rimpianto.
Da lì ho iniziato a dedicarmi davvero, a tempo pieno e con tutta me stessa, alla consulenza di viaggio e ai miei ospiti.

Perché questo blog
Qui troverete i miei brevi racconti di viaggio, nella speranza che possano essere per voi un'ispirazione. E troverete anche qualche racconto delle mie passioni più in generale, perché credo che ogni vita, in fondo, sia fatta di piccoli viaggi dentro viaggi più grandi.
Anche questo blog, in un certo senso, è un viaggio. Un viaggio di piacere, che ho deciso di condividere con chi avrà voglia di percorrerlo insieme a me.
Buona lettura, e buon viaggio.
