
Irlanda, agosto 2024: pioggia, birra e chilometri di costa verde
C'è un momento preciso in cui ho capito che l'Irlanda non mi avrebbe delusa: ero a Belfast, il cielo era grigio come previsto, e da un pub all'angolo usciva musica dal vivo mescolata al profumo di birra e cibo caldo. Ho pensato: eccoci, è iniziata.
Da lì è cominciato un viaggio che mi ha portata da un capo all'altro dell'isola, tra scogliere, verde intenso, storia complicata e due gare podistiche fatte quasi per gioco, e che invece sono rimaste tra i ricordi più belli.
Belfast e il Selciato del Gigante
Il punto di partenza è stata Belfast, città che porta ancora addosso i segni della sua storia recente, ma che si racconta con grande onestà a chi la visita. Da lì, la prima tappa iconica: il Selciato del Gigante(Giant's Causeway), migliaia di colonne di basalto che sembrano disegnate apposta, e che invece sono pura geologia vulcanica. Uno di quei posti che le foto non rendono mai abbastanza — bisogna esserci, sentire il vento, guardare l'Atlantico che si infrange proprio lì.

Dublino, poi verso sud
Da Dublino, tappa quasi obbligata e sempre viva, il viaggio è scivolato verso sud: Cork, con una deviazione a Cobh, il porto da cui migliaia di irlandesi partirono per l'America durante la grande emigrazione. Un posto che si visita in silenzio, quasi per rispetto.
A Cork, tra una visita e l'altra, mi sono anche presa una soddisfazione personale: una gara podistica di 10 km, corsa insieme a chi quella strada la percorre tutti i giorni. Un modo diverso di conoscere un posto — non da turista che guarda, ma da persona che ci si mette in mezzo.

La costa selvaggia: Kinsale, Valentia, Cahersiveen
Proseguendo lungo la costa sud-occidentale, il paesaggio ha cambiato ritmo: Kinsale, colorata e marittima, poi Valentia Island, con quella sensazione di essere arrivati proprio alla fine del mondo conosciuto, e Cahersiveen, piccola e autentica. Qui l'Irlanda si mostra nella sua versione più selvaggia, quella che ti aspetti sfogliando le guide e che, sul posto, ti sorprende comunque.



Killorglin, Killarney e la Penisola di Dingle
A Killorgline nel Parco Nazionale di Killarney la natura ha preso definitivamente il sopravvento: laghi, boschi, montagne che sembrano leggermente fuori scala rispetto a quello a cui siamo abituati in Italia. Poi la Penisola di Dingle, con i suoi villaggi minuscoli come Dún Chaoin e An Daingean, dove il gaelico si sente ancora parlare per strada e il tempo sembra scorrere con un ritmo tutto suo.


Le Scogliere di Moher e Doolin
Non poteva mancare una delle immagini simbolo dell'Irlanda: le Scogliere di Moher, altissime, spettacolari, un po' inquietanti quando il vento soffia forte. Poco distante, Doolin, piccolo villaggio che di sera si accende con la musica tradizionale nei pub — probabilmente una delle serate più belle di tutto il viaggio.



Claregalway e l'ultima gara
A Claegalway mi sono ritrovata di nuovo in scarpe da corsa per un'altra gara locale di 10 km— due esperienze podistiche che, senza volerlo, sono diventate un piccolo filo conduttore del viaggio, e un modo genuino per scoprire quanto gli irlandesi siano legati alle attività all'aperto, birra a parte.

Howth, l'ultima tappa
Il viaggio si è chiuso a Howth, borgo di pescatori vicino Dublino, tra scogliere a picco sul mare e gabbiani che sorvegliano ogni boccone di pesce fritto lasciato incustodito. Una chiusura perfetta, in scala ridotta, di tutto quello che l'Irlanda aveva mostrato nei giorni precedenti.

Cosa porto a casa
L'atmosfera dei pub è qualcosa da vivere almeno una volta: calda, accogliente, tra buon cibo, birra ottima e musica dal vivo che spesso nasce così, quasi per caso, tra un tavolo e l'altro.
La natura irlandese è di un verde che sembra impossibile, punteggiata di abbazie antiche e siti archeologici che raccontano una storia lunghissima.
La storia dell'Irlanda mi ha colpita profondamente: i conflitti con il Regno Unito, le grandi emigrazioni nei periodi di carestia, e poi, in tempi più recenti, il ruolo di un Paese che accoglie chi arriva da tutta Europa in cerca di lavoro e di un'opportunità — una parabola che dice molto sulla capacità di questo popolo di reinventarsi.
Il popolo irlandese, tra una pinta e l'altra, è sorprendentemente attivo: corse, sport all'aperto, vita all'aria aperta nonostante (o forse proprio per) il clima.


L'unica nota dolente
Il clima. Bisogna partire preparati: pioggia quasi quotidiana, a tratti incessante, e temperature che anche in agosto restano piuttosto rigide per chi arriva dal Mediterraneo. Ma è proprio questo, in fondo, a rendere l'Irlanda una destinazione perfetta per chi in estate vuole sfuggire al caldo opprimente del sud Europa: un cambio di ritmo, di temperatura e di paesaggio, tutto in un unico viaggio.
Se anche tu hai un gruppo di amici, una squadra o un'associazione con voglia di un'Irlanda così — verde, autentica, un po' selvaggia — scrivimi. È esattamente il tipo di viaggio che mi piace costruire su misura.
