
Oman: il paese che non ti aspetti
Un viaggio tra deserti, wadi turchesi, fortezze color sabbia e un popolo che ti accoglie come se ti conoscesse da sempre
C'è un momento preciso in cui ho capito che l'Oman non sarebbe stato "un altro viaggio in Medio Oriente". È successo davanti a un caffè, quando un gruppo di ragazzini appena usciti da scuola si è fermato a parlare con noi. Di noi, dell'Italia, sapevano due cose: i nomi di qualche calciatore e che la nostra religione è diversa dalla loro. Tutto qui. Eppure in quei dieci minuti c'è stato più scambio autentico che in molte settimane di viaggio altrove. Non lo dimenticherò mai, e forse — chissà — nemmeno loro.
Questo è l'Oman: un paese che si racconta poco e si mostra molto. Ecco il diario del nostro viaggio, dal 24 dicembre al 4 gennaio, tra capitali, deserti, wadi e coste che sembrano dipinte.
Muscat, tra passato e presente
Il viaggio comincia nella capitale, ed è un buon modo per entrare in punta di piedi nella cultura omanita. Al mattino il mercato del pesce è già un mondo a sé: colori, grida, contrattazioni. Da lì ci si perde volentieri nel Souq di Mutrah, con il suo profumo di incenso e spezie, prima di salire al Forte di Mutrah, che domina la baia e regala una delle prime cartoline del viaggio. Il Souq dell'oro, con le sue vetrine scintillanti, è tappa quasi obbligata, mentre una corsetta pomeridiana lungo la Corniche — con vista (solo dall'esterno, il Sultan's Palace non è visitabile) sulla residenza reale — è il modo perfetto per chiudere la giornata.
Il giorno di Natale abbiamo scelto di allontanarci dal traffico cittadino per un'escursione alle Isole Daymaniyat, un piccolo arcipelago protetto dove abbiamo fatto snorkeling in acque cristalline in compagnia delle tartarughe marine. Un assaggio di quello che l'Oman sa fare con la sua costa.

Prima di lasciare Muscat, la visita alla Grande Moschea del Sultano Qaboos è un momento che consiglio di vivere con calma: l'architettura è imponente ma mai ostentata, e trasmette una quiete che raramente si trova in un luogo tanto visitato.

Nizwa e l'interno più autentico
Da Muscat ci siamo diretti verso Nizwa, storica capitale dell'interno, con il suo forte imponente e il souq che si anima al tramonto. Ma la vera sorpresa è stata svegliarsi alle 6.00 del mattino per il mercato del bestiame, ancora oggi vivo e frequentato dai locali, non dai turisti. Vedere capre, pecore e dromedari passare di mano in mano tra le contrattazioni, mentre il sole sorge lentamente, è un'esperienza che racconta l'Oman "vero" meglio di qualsiasi guida. Colazione al souq, tra datteri e pane appena sfornato, è stato il modo migliore per completare la mattinata.
Da Nizwa ci siamo mossi verso Al Hamra, dove abbiamo visitato Bait Al Safah, un piccolo museo esperienziale che consiglio a chiunque voglia davvero capire usi e costumi omaniti: niente teche polverose, ma donne del villaggio che macinano il caffè, preparano il pane, lavorano la lana, come si faceva generazioni fa. Poco distante, il Forte di Bahla, patrimonio UNESCO, chiude la giornata prima del rientro a Nizwa.

Jebel Akdar: il trekking che non ti aspetti
Il giorno dopo la meta è Jebel Akdar, la "Montagna Verde". Da Birkat Al Muz abbiamo dovuto prendere un taxi 4x4 — le pendenze sono troppo estreme per un'auto normale e per la sicurezza di tutti si viene stoppati all'inizio della salita — per raggiungere il punto di partenza di un trekking semplicemente stupendo, tra terrazzamenti, villaggi abbarbicati alla roccia e panorami che tolgono il fiato. Al rientro, le rovine di fango di Birkat Al Muz aggiungono un tocco quasi surreale, un villaggio abbandonato che sembra sospeso nel tempo.


Sharqiya Sands: il deserto che ti resta dentro
Se c'è un momento del viaggio che porto ancora negli occhi, è l'arrivo nel deserto di Sharqiya Sands. Il campo tendato, il tè con i datteri accolto tra le dune al tramonto, la cena sotto un cielo così stellato da sembrare finto: qui il tempo rallenta davvero.
L'alba successiva l'abbiamo vissuta in groppa a un dromedario, con la nostra guida che ci ha preparato il caffè proprio lì, tra le dune, mentre il sole cominciava a colorare la sabbia. Un'esperienza che consiglio senza riserve a chiunque visiti l'Oman.

Wadi Bani Khalid e la costa orientale
Dal deserto ci siamo spostati al Wadi Bani Khalid, uno dei wadi più spettacolari del paese: acque turchesi incastonate nella roccia, perfette per un trekking seguito da un bagno rinfrescante. Una piccola nota pratica: qui, come in tutti i wadi, è bene fare il bagno con maglietta e pantaloncini, nel rispetto della cultura locale, che richiede un abbigliamento sobrio.
Proseguendo verso Ras Al Hadd, la sera abbiamo partecipato a un'escursione a Ras Al Jinz per assistere alla deposizione delle uova delle tartarughe marine. Qui vorrei essere onesta con chi legge: l'esperienza, così come è organizzata oggi, non mi ha convinta. I gruppi sono ormai troppo numerosi, la pressione turistica troppo alta, e in inverno — stagione bassa per la nidificazione — abbiamo visto una sola tartaruga in mezzo a decine di persone. Le spiagge dove la nidificazione avviene realmente sono chiuse al pubblico e protette, giustamente. Se potete, vi consiglio di saltare questa escursione: non aggiunge molto al viaggio e, a mio parere, mette sotto pressione un ecosistema già fragile.

Sur, tra mare e tradizione marinara
L'ultimo giorno dell'anno ci ha portati a Sur, città dalla forte identità marinara. Il museo marittimo, il forte e il souq raccontano un passato fatto di dhow (le tradizionali imbarcazioni in legno) e commerci via mare. Abbiamo brindato al nuovo anno con un semplice succo di frutta fresco — e va detto, in Oman è più facile del previsto trovare alternative gustose.

Il 1° gennaio abbiamo visitato i cantieri navali di Sur, dove ancora oggi si costruiscono dhow con tecniche antiche, prima di una passeggiata sulla spiaggia e un tramonto memorabile dal Sur Sky View, raggiungibile con una breve camminata e assolutamente da non perdere.

Wadi Shab e Tiwi: lo spettacolo naturale dell'Oman
Se dovessi scegliere un solo luogo per convincervi a visitare l'Oman, sarebbe probabilmente Wadi Shab. Un trekking tra pareti di roccia e pozze color smeraldo, che culmina — per chi se la sente — in una nuotata verso una grotta nascosta. Vicino a Tiwi, la costa regala altre spiagge di rara bellezza, dove ci siamo concessi una passeggiata e una cena con vista sul mare.

Gli ultimi giorni: sinkhole, Muscat e Qantab
Il viaggio si è avviato alla conclusione con la visita al Sinkhole Park, una voragine naturale che si può ammirare e in cui, con la stagione giusta, è possibile anche fare il bagno. Poi il quartiere indiano di Muscat (Ruwi), con le sue botteghe e i suoi colori diversi dal resto della città, prima di ritirarci a Qantab per la notte.
L'ultimo giorno il meteo non ci ha assecondati — niente uscita in barca per lo snorkeling e l'avvistamento dei delfini, che restava sulla nostra lista — così ci siamo goduti con calma i dintorni di Qantab e una passeggiata a Seeb, prima dell'ultima notte omanita e delle valigie da preparare.



Cosa mi porto a casa
L'Oman è un paese che accoglie senza invadere, che si mostra fiero della sua identità senza mai risultare distante. Il livello degli alloggi e dei servizi è sorprendentemente alto anche fuori Muscat, e la popolazione giovane parla inglese con naturalezza, il che rende il viaggio semplice anche per chi è alla prima esperienza in un paese arabo.
Ma soprattutto, l'Oman è un paese che va esplorato oltre Muscat. La capitale è un ottimo biglietto da visita, ma la vera anima del paese si trova tra i souq di Nizwa all'alba, i sentieri di Jebel Akdar, le dune di Sharqiya Sands e le acque di Wadi Shab. Se avete solo pochi giorni, sappiate che ne varrebbe la pena restare di più: ogni tappa merita tempo, silenzio e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Se state pensando a un viaggio così — autentico, vario, capace di alternare deserto e mare, cultura e natura — sono qui per aiutarvi a costruirlo su misura.

